Speranza e le segnalazioni

Speranza e le segnalazioni: come turbare il già precario equilibrio della collettività

“Quando c’è una norma, questa va rispettata e gli italiani hanno dimostrato di non aver bisogno di un carabiniere o di un poliziotto a controllarli personalmente. Ma è chiaro che aumenteremo i controlli, ci saranno le segnalazioni. Io mi fido molto anche dei genitori e nel momento in cui si dà un’indicazione formale io sono sicuro che la maggior parte delle persone la seguirà” (quarda il video).

Per quanto subdole, le parole del Ministro della Salute Roberto Speranza sono molto forti. Il contenuto è chiaro. Non sarà lo stato e le autorità a controllare poiché incapaci, bensì saranno vicini, genitori e conoscenti ad assicurarsi che tutte le norme siano rispettate.

Tralasciando i risvolti politici, il messaggio è pericoloso sul piano della psicologia delle masse. Neanche troppo velatamente il Ministro attribuisce un ruolo di controllo ai cittadini stessi amplificando i già crescenti vissuti paranoidei delle persone. Nel complesso l’intervista è un disastro.

È un disastro per il momento in cui vengono pronunciate

Stiamo attraversando una fase quanto mai delicata. Stiamo vivendo una ricaduta. Una sorta di flash-back. Siamo infatti in piena fase di riacutizzazzione della pandemia dopo un periodo di illusoria tregua. Ci sentivamo salvi, felici, ottimisti forse anche grandiosi e onnipotenti. Tutti queste percezioni stanno adesso franando. Siamo nuovamente tutti a rischio, deboli, impotenti, fragili e precari.

È un disastro per il contesto in cui vengono pronunciate

Non siamo nei salotti della politica o a un congresso medico bensì nel salotto degli italiani. È domenica sera e le famiglie sono in casa. Si guarda la tv e ci si tiene informati sulla situazione generale. Le informazione non mancano, tutto e tutti parlano delle stese cose. Epidemiologia, salute pubblica, infettivologia, misure di prevenzione, farmacologia…  Quella che dovrebbe essere una delle massime autorità in questo momento, il Ministro della Salute della Repubblica Italiana, interviene per parlare alla gente al programma forse più seguito della domenica sera. Siamo su Rai2 il servizio pubblico radiotelevisivo in Italia. In questo scenario, con disincantata spensieratezza senza contradditorio viene detto che ci saranno le “segnalazioni” a salvaguardare la salute pubblica. Al telespettatore non resta che fidarsi e seguire l’indicazione.

È un disastro se pensiamo a vissuti emotivi delle persone in questo periodo

Paura, rabbia, incertezza, vergogna, stigma, tristezza, pessimismo. Questi sono gli stati d’animo che la maggior parte delle persone sta sperimentando in questi giorni. Si ha paura di una malattia misteriosa, comune e difficilmente curabile. Si è tesi, nervosi e irascibili, basta poco per perdere la pazienza. Ci si vergogna se si ha un po’ di raffreddore come se ci fosse qualcuno pronta a giudicarci. Chi si ammala di COVID-19 vive lo stigma e viene guardato con occhi diversi carichi di paura. Le scarse prospettive future innescano tristezza e pessimismo.

Non serve essere esperti di psicopatologia delle masse per capire l’inadeguatezza di queste parole. Alle persone spaventate, diffidenti e sospettose basta una scintilla per sentirsi minacciate. L’evoluzione ci ha insegnato che alla minaccia si reagisce difendendosi proteggendosi e aggredendo. Ci sentiamo ancora vulnerabili, di fatto lo siamo, e questo ci pone in una situazione di costante allerta. In questo scenario il disastro è servito. Invece di rassicurare che lo stato provvederà a fornire indicazioni precise e che si impegnerà a farle rispettare ci viene detto che lo stato abbozzerà misure di controllo che tuttavia non sarà in grado di controllare. Lo stato di continua allerta delle persone e il mandato di controllo non semplificheranno un già precario equilibrio collettivo.

Detto questo il Ministro Speranza va sicuramente ringraziato per un suo indiscutibile merito. Non c’era modo migliore per accantonare le melense idealizzazioni da pubblicità “anche se distanti restiamo uniti”, “ne usciremo insieme”.