Hikikomori e ritiro sociale

Hikikomori e ritiro sociale: il virtuale a scapito del reale

Per scoprire il fenomeno dell’hikikomori e del ritiro sociale dobbiamo partire dall’adolescenza. L’adolescenza, con l’avvento della pubertà, porta con se un nuovo corpo dotato di potenza sessuale e fisica, che il ragazzo deve imparare a governare. E’ un corpo carico di promesse e potenzialità attese da tempo.

Accompagnata da tali speranze e aspettative, l’adolescenza che arriva annunciata dal nuovo corpo in trasformazione, porta con se un carico altrettanto voluminoso di paure e timori segreti.

L’adolescente deve crescere e affrontare quelle prove che lo trasformeranno nell’uomo talentuoso, forte, brillante, ricco che tutti si sono sempre immaginati.

Un tale progetto è inevitabilmente accompagnato da ansie di fallimento. Il ragazzo sente che le aspettative sono grandi e, disattenderle, vorrebbe dire rovinare il sogno di conquistarsi un posto d’onore nella società narcisistica.

Eroi e miserabili

Alcuni ragazzi si trovano improvvisamente a gestire un corpo vigoroso e potente, capace di affascinare il gruppo femminile e di intimorire i coetanei maschi. La generosità della natura offre loro un sentimento di sicurezza innovativo. Una sensazione di onnipotenza che si vuole mettere alla prova in ogni occasione, sull’onda dell’euforia di un corpo che si può abitare perchè rende orgogliosi.

Altri si vedono crescere in maniera più lenta, o disarmonica, assistendo a volte a un peggioramento della propria immagine. I delicati lineamenti del bambino si deformano in tratti sconosciuti, sproporzionati, perturbati da una strana peluria a chiazze o da vistosi foruncoli che fanno vergognare. Il fisico non segue i desideri, e la promessa del corpo eroico e virile viene tradita da un aspetto allampanato e gracile. Ci si sente deboli e indifesi nel confronto con gli altri giovani della classe.

Questa rappresentazione pervasiva del proprio corpo, ovviamente, non ha nulla a che vedere con la realtà e con i difetti fisici oggettivi.

Crea tuttavia una quota di sofferenza talmente profonda che porta a una conclusione: questo fisico cosi impresentabile e privo di successo sociale non ha altra alternativa se non quella di sparire.

Tutta colpa del corpo

Il corpo si trasforma secondo linee di sviluppo impreviste e ingovernabili, a cui il giovane adolescente assiste, sperimentando un sentimento di estraneità difficile da elaborare.

La sua immagine corporea si trasforma, mentre in parallelo cambia anche il suo universo mentale, alimentando la sensazione di novità e sconcerto.

In preda a queste trasformazioni, si fatica a capire chi è e come sta diventando.

Poiché tutto è partito dal corpo, sembra ragionevole pensare che il colpevole di tutta questa vergogna, non possa essere altri che il corpo stesso.

Nel confronto con i coetanei si sperimenta una terribile vergogna che fa nascere in loro il desiderio di sparire dalla faccia della terra, di trovare un luogo sicuro in cui appartarsi.

Mi vergono, scappo e mi rinchiudo

Succede, quindi, che alcuni adolescenti apparentemente insospettabili, decidano a pochi passi dal debutto adolescenziale, di uscire di scena e di sottrarsi al mondo. Si rinchiudono quindi nella cameretta da cui intrattengono relazioni esclusivamente virtuali.

Sono i ragazzi ritirati, gli hikikomori, che manifestano il loro disagio a riconoscersi e inserirsi nella cultura contemporanea, attraverso la fuga e l’evitamento. Si parla quindi di hikikomori e ritiro sociale.

Il disagio dei ragazzi che scelgono la via del ritiro è inscritto nel corpo, depositario della vergogna e del senso di inadeguatezza che scaturisce dal confronto con gli altri.

Gli adolescenti che si ritirano sono inondati da un sentimento di bruttezza.

Nel mondo virtuale, questi adolescenti, trovano un nuovo spazio immaginario dove simbolizzare le caratteristiche del codice maschile che devono assumere su di sè.

Il corpo reale, giudicato immaturo, viene sottratto allo sguardo del mondo e il ragazzo continua a vivere attraverso la realtà virtuale.

Nel mondo virtuale si mette alla prova in relazioni senza corpo che gli permettono di preservare la propria fragile autostima.

La fuga dal reale e l’approdo al virtuale

Attraverso Internet riescono, però, a ricostruire una rete gruppale che nel virtuale riproduce ciò che hanno perso nella realtà.

Questo strumento rappresenta il perdurare del legame con il mondo esterno e una speranza di crescita seppur nascosta.

La Rete regala, infatti, il preziosissimo vantaggio di poter attivare interazioni parziali escludendo il corpo impresentabile e nascondendolo dietro allo schermo del computer.

La realtà virtuale diventa così il teatro di prova dove gradualmente esporsi alle relazioni e sperimentarsi in ruoli alternativi, al riparo dallo sguardo dei coetanei.

Solo in questo modo i ragazzi, travestiti da avatar e senza mostrare tracce del fisico originario, riescono a interagire con gli altri.

Il corpo reale, reso mostruoso anche dalle recenti trasformazioni puberali troppo difficili da mentalizzare, sparisce, muore simbolicamente e rinasce sotto forma di avatar.

Gli avatar attraverso cui gli adolescenti si muovono in Rete sono belli, esteticamente attraenti.

Nella dimensione on-line, questo fisico creato su misura non può subire l’onta dei giudizi severi a cui invece è condannato il corpo reale.

E il rientro nel mondo reale

Sperimentando e sperimentandosi nel virtuale  i giovani ritirati possono permettersi di vivere, sebbene in maniera artificiale, le necessarie tappe evolutive.

Scopriranno di possedere un corpo che ha bisogno dell’altro per soddisfare il proprio desiderio.

Il corpo virtuale riesce, infatti, a demandare la necessità di complementarietà a un futuro in cui il confronto con l’altro sesso potrà essere affrontato con maggiori strumentazioni e possibilità di successo.

La Rete può rappresentare un sostegno per affrontare il difficile compito di autonomizzarsi dai genitori e dalle loro aspettative.

I videogiochi sono utili per allenare la mente da un punto di vista cognitivo e ciò è molto importante per gli adolescenti che hanno abbandonato la scuola.

I compiti evolutivi, quindi, sono molto attivi in Rete e sembrano costituirsi come livelli di gioco che si intrecciano e che conducono l’adolescente nel campo della crescita.

Grazie all’avatar riescono, a relazionarsi con altri utenti, a sperimentare parti di Sè, a identificarsi in ruoli virili, a maturare competenze cognitive.

Sfruttando queste opportunità, un precoce intervento psicoterapico, può salvare l’adolescente dal ritiro definitivo. Il Minotauro di Milano da decenni di occupa di queste problematiche e a strutturato protocolli appositi. Approfondisci il loro intervento al link.

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