Depressione post covid

Depressione post COVID: le novità dalla società Europea di Neuropsicofarmacologia

Dal 2 al 5 ottobre si è tenuto a Lisbona il congresso annuale della società Europea di Neuropsicofarmacologia durante il quale si è molto discusso di depressione post COVID. 

Si tratta di uno dei più importanti congressi mondiali nel campo della psichiatria biologica. Annualmente attrae più di 5000 ricercatori tra psichiatri, neurologi, psicologi e neuroscienziati.

Quest’anno una della maggiori aree di interesse è emersa essere quella relativa alle ripercussioni neuropsichiatriche del COVID. In questa cornice, il Dott. Mario Mazza ha presentato tre studi da lui condotti presso l’Università San Raffale nel laboratorio di Psichiatria e Psicobiologia Clinica. 

Risposta agli antidepressivi nella depressione post-COVID

Questo primo studio è stato premiato dalla commissione scientifica con l’ECNP Excellence Award. Dopo aver osservato un alto tasso di ripercussioni psichiatriche post COVID ed in particolare di sintomatologia depressiva, abbiamo studiato quale fosse la risposta ai comuni trattamenti antidepressivi.

Con grande sorpresa abbiamo notato tassi di risposta farmacologica maggiori dell’atteso nella depressione post COVID. Stando infatti alla classica letteratura sappiamo che circa 1 persona su 3 non risponde ad un trattamento antidepressivo. Per contro, nel nostro campione di 58 pazienti ben 53 hanno avuto una completa risposta antidepressiva. I farmaci antidepressivi utilizzati sono stati i classici SSRI.

La possibile spiegazione di questa maggiore risposta antidepressiva nella depressione post COVID sta verosimilmente nell’azione antinfiammatoria degli SSRI. Infatti come ormai noto la depressione in generale, e la depressione post COVID in particolare, è associata ad una innalzata infiammazione sistemica. Gli SSRI hanno azione antinfiammatoria mediata dall’attività sul recettore sigma. Pertanto ipotizziamo che nella depressione post COVID sostenuta da un importante attivazione infiammatoria gli SSRI possano esplicare un’azione maggiore.

Questa dato ha importanti implicazione in termini di monitoraggio clinico e trattamento precoce dei primi sintomi depressivi post COVID considerando che in assenza di trattamento i sintomi depressivi tendono a cronicizzare.

È possibile leggere il comunicato stampa ufficiale dell’ECNP al seguente link

Ripercussioni neuropsichiatriche dopo un anno dalla guarigione dal COVID-19 

In questo studio abbiamo riportato la prevalenza della sintomatologia psichiatrica ad un anno dal COVID. Sono stati studiati circa 200 pazienti 12 mesi dopo la guarigione dal COVID e circa

100 di questi sono stati studiati longitudinalmente a 1, 6 e 12 mesi. È emerso che a 12 mesi circa il 30% dei soggetti presentava depressione post COVID e sintomatologia da fatigue. Meno prevalente è emersa essere la sintomatologia ansiosa e da stress. Una stretta associazione è stata riscontrata tra depressione post COVID e fatigue cronica.

La valutazione longitudinale ha evidenziato che mentre nelle donne si assiste ad un miglioramento del quadro psicopatologico generale nel tempo, negli uomini si osserva un peggioramento della sintomatologia depressiva. Il peggioramento osservato negli uomini è verosimilmente spiegabile dalla minore propensione dell’uomo all’accesso alle cure psichiatriche. L’uomo è inoltre caratterizzato da una maggiore immunosenescenza e pertanto la risoluzione del quadro infiammatorio post COVID, associato alla sintomatologia depressiva, più lenta. 

Associazione tra depressione post-COVID e sintomatologia da stanchezza cronica

Questo terzo ed ultimo studio si è concentrato sullo studiare quelle che potevano essere il parametri clinici e psicopatologici associati alla comparsa di fatigue post-COVID. La fatigue post COVID è ormai riconosciuta essere una delle più comuni complicazioni a lungo termine del COVID. È presente fino anche a 12 mesi dopo il COVID e si caratterizza per fatica eccessiva, stanchezza, difficoltà a compiere le quotidiane azioni. Studi internazionali dicono che è presente mediamente nel 30% dei sopravvissuti al COVID. Ad oggi non si conoscono i fattori di rischio per la comparsa di fatigue.

In questo lavoro, utilizzando tecniche avanzate di machine learning abbiamo osservato che tra molteplici variabili cliniche e psicopatologiche solo la depressione post COVID predice una successiva comparsa di fatigue. Quindi, al contrario di quanto ci si potrebbe aspettare, non è la gravità della polmonite, la necessità di cure invasive, la saturazione di ossigeno, la durata di ricovero etc a predire la fatigue ma solo la severità dei sintomi depressivi.

Questo risultato mette in luce la centralità della depressione post COVID nello spiegare un quadro di fatigue che a lungo andare può diventare anche interferente con la normale quotidianità. 

Depressione post COVID: tiriamo le somme

Questi tre lavori, così come molti altri, sottolineano le molteplici conseguenze psicopatologiche del COVID. Grazie alla ricerca stiamo riuscendo a chiarire alcuni meccanismi e sfaccettature di queste sequele psicopatologiche. È ormai condivisa la necessità di un monitoraggio post COVID incentrato oltre che sulle complicanze fisiche anche su quelle psicopatologiche. In caso di sintomatologia psichica è fortemente consigliata una valutazione e un eventuale intervento precoce once evitare la cronicizzazione del quadro.

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